L'ex Seminario.

di Cristian Viglione

La storia dell’imponente complesso dell’ex Seminario, con l’annessa Chiesa del Santo Spirito, affonda le proprie radici nelle grandi trasformazioni religiose avviate dal Concilio di Trento, apertosi nel 1545. Nel corso dei secoli, il complesso ha assunto funzioni differenti, passando da monastero femminile a sede del Seminario diocesano, fino a diventare uno dei luoghi più importanti per la formazione religiosa e culturale della diocesi di Campagna.
La sua vicenda è strettamente legata anche alla figura di Melchiorre Guerriero, che volle lasciare alla propria città un’ultima, significativa testimonianza della sua generosità.

Il lascito di Melchiorre Guerriero
Nel 1525, anno particolarmente importante per la storia di Campagna per l’istituzione della diocesi, Melchiorre Guerriero inserì nel proprio testamento un lascito di duemila ducati destinato alla costruzione di un nuovo convento.
Si trattava di una somma straordinaria per l’epoca e rappresentava l’ultimo grande dono che il celebre concittadino volle destinare alla propria comunità.
Inizialmente, secondo le sue disposizioni, l’edificio avrebbe dovuto sorgere nel quartiere di Zappino. La forte crescita edilizia della zona rese però difficile rispettare il progetto originario.
Il primo vescovo della neonata diocesi di Campagna, monsignor Cherubino Caetani, decise allora di individuare un’area alternativa, scegliendo il quartiere della Trinità. In questo modo riuscì a rispettare la volontà di Guerriero, dando al contempo la possibilità alla nuova struttura di svilupparsi in uno spazio più adeguato.

Dal monastero al Seminario
L’edificio nacque inizialmente come monastero di suore benedettine di clausura, destinato ad accogliere le giovani donne campagnesi che sceglievano di consacrare la propria vita alla religione. All'inizio della sua storia, si presentò anche una vita fiorente sia dal punto di vista di giovani monastiche ed educande, ma che poi alla fine dovette ben presto fare i conti con pestilenze e terremoti che ne minarono le varie attività.
La sua trasformazione in Seminario rappresentò una conseguenza indiretta delle disposizioni del Concilio di Trento, che aveva attribuito particolare importanza alla formazione del clero attraverso l'istituzione di seminari destinati alla preparazione culturale e spirituale dei futuri sacerdoti.
A Campagna questo progetto prese forma concretamente nel XVIII secolo.
Nel 1721, la confraternita, allora presente, del Santissimo Sacramento, venuta a conoscenza della volontà del vescovo di istituire finalmente un Seminario diocesano, si attivò per prima, mettendo a disposizione 917 ducati.
Il gesto venne seguito da altre realtà confraternali della città, tra cui la soppressa Confraternita di San Giovanni e le confraternite della Madonna del Rosario, della Madonna della Neve, della Madonna del Soccorso e della Beata Vergine del Carmelo.
Tra queste ultime si distinse proprio la Confraternita del Monte dei Morti, che contribuì con la considerevole somma di 2.194 ducati, dimostrando quanto il progetto fosse sentito dall’intera comunità.

La nascita del Seminario di Campagna
Il 21 dicembre 1722 venne emanata la bolla di erezione del Seminario, grazie all’accordo tra il vescovo, il sindaco e gli eletti della città.
Fin dall’inizio venne concepito come un vero e proprio centro di formazione superiore. Furono istituite cattedre di italiano, latino, greco ed ebraico, insieme agli insegnamenti di filosofia, matematica e teologia.
L’obiettivo era quello di formare un clero adeguatamente preparato non soltanto dal punto di vista religioso, ma anche sul piano culturale.
Tra le personalità chiamate a contribuire alla crescita dell’istituzione vi fu Giovanni Rizzo, destinato in seguito a diventare rettore del Seminario.
Ma il nuovo istituto dovette affrontare fin dall’inizio problemi logistici non trascurabili.

Una prima sede inadeguata
Il Seminario, infatti, non occupava ancora l’edificio che oggi identifichiamo con il quartiere omonimo.
La prima sede si trovava nei pressi dell'odierna Cattedrale di Santa Maria della Pace, sotto il dirupo dell’antico Convento della Maddalena.
Gli ambienti non rispondevano però alle esigenze di un istituto destinato alla formazione dei seminaristi. Le aule erano spesso umide e soggette alla formazione di muffe, mentre gli spazi risultavano insufficienti per garantire un regolare svolgimento delle attività didattiche.
La fondazione dell’Ente Seminario nel 1723 non riuscì a risolvere immediatamente le difficoltà.
Il vescovo Francesco Saverio Fontana si impegnò a lungo nella ricerca di fondi e di locali più adatti, ma i problemi strutturali e logistici finirono per rallentare il pieno avvio dell’istituzione.
Nel 1725, nonostante tutte le difficoltà, Fontana decise comunque di aprire il Seminario. La piena regolarità del percorso formativo sarebbe stata raggiunta soltanto con l’anno scolastico 1737-1738.

Monsignor Anzani e la svolta decisiva
Una svolta fondamentale arrivò nel 1750, quando alla guida della diocesi succedette monsignor Giovanni Angelo Anzani.
Il nuovo vescovo intuì immediatamente una soluzione destinata a cambiare il futuro del Seminario: trasferirlo negli ambienti del grande monastero delle Benedettine di clausura di Santo Spirito, che risultavano sovradimensionati rispetto alle reali necessità della comunità monastica.
Il complesso, situato nell’antico quartiere della Trinità, sarebbe diventato proprio per questo il nuovo cuore del Seminario e, nel tempo, avrebbe dato il nome all’intero quartiere.
Anzani non si limitò a risolvere il problema degli spazi. Il suo progetto mirava a trasformare il Seminario in un vero centro culturale.
Tra le sue iniziative più importanti vi fu la creazione di una grande biblioteca, destinata a crescere rapidamente per quantità e qualità delle opere conservate.
La tradizione culturale di Campagna aveva già prodotto, nei secoli precedenti, figure di grande spessore, come Marco Fileta Filiuli, Giovanni Antonio De Nigris e Juan Caramuel y Lobkowitz. Il patrimonio librario raccolto grazie a questa lunga eredità avrebbe consentito alla biblioteca del Seminario di diventare una delle più importanti del territorio, seconda, secondo la tradizione locale, soltanto a quella dell’Abbazia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni.
I risultati dell’opera di Anzani furono evidenti. In una relazione ad limina del 1762, inviata a Roma, il vescovo descrisse i progressi raggiunti dall’istituzione, riservando particolare attenzione proprio alla biblioteca.

L’umidità: un nemico ricorrente
Nonostante i risultati ottenuti, il complesso continuò a essere minacciato da un problema che avrebbe accompagnato la sua storia per lungo tempo: l’umidità.
Il successore di Anzani, monsignor Ferri, si trovò infatti a dover segnalare nuovamente a Roma le precarie condizioni dello stabile e, soprattutto, i rischi per il patrimonio librario.
Le infiltrazioni, l’umidità e la formazione di muffe minacciavano infatti non soltanto la struttura dell’edificio, ma anche la conservazione dei preziosi libri raccolti nel corso degli anni.
La vicenda del Seminario dimostra così quanto fosse complesso mantenere in condizioni adeguate un edificio di tali dimensioni, soprattutto in un contesto caratterizzato da problemi strutturali e dalla presenza di acqua nel sottosuolo.

Il trasferimento definitivo a Santo Spirito
La soluzione definitiva arrivò nel XIX secolo.
Il 6 novembre 1816, su richiesta del vescovo Lupoli, un decreto reale assegnò alla diocesi il soppresso monastero di Santo Spirito, destinandolo a ospitare il Seminario.
Dopo aver promosso personalmente gli interventi necessari alla sistemazione dell’edificio, nel 1827 il vescovo dispose il trasferimento definitivo del Seminario dal vecchio fabbricato al monastero.
Cominciò così una nuova fase di ampliamenti, restauri e abbellimenti.
Nel 1834, monsignor Pellini fece realizzare una nuova scalinata al centro dell’atrio interno. Quella stessa scalinata sarebbe diventata, molti anni più tardi, uno degli elementi più simbolici della storia del complesso grazie anche alla foto iconica di Mons. Giuseppe Maria Palatucci con il nipote dott. Giovanni Palatucci, entrambi protagonisti delle bellissime vicende di umanità durante la Seconda Guerra Mondiale.

Le confische e gli anni della crisi
La storia del Seminario continuò però a essere segnata da brusche interruzioni.
La legge di confisca dei beni religiosi del 19 maggio 1855 colpì pesantemente le risorse economiche dell’istituzione. La perdita delle rendite rese estremamente difficile il mantenimento della struttura e il regolare svolgimento delle attività.
Il Seminario rimase quindi chiuso per un lungo periodo, dal 1857 al 1869.
La situazione peggiorò ulteriormente durante gli anni dell’unificazione italiana. Nel 1860, con l’arrivo di Garibaldi nel Mezzogiorno e le successive disposizioni sulla soppressione e sull’incameramento dei beni degli enti religiosi, anche il patrimonio che aveva sostenuto per decenni il Seminario venne in larga parte sottratto alla diocesi. Il complesso fu così interessato da un profondo mutamento di destinazione.
Tra il 1860 e il 1863 venne utilizzato anche per finalità militari e ospitò reparti di bersaglieri, impegnati nelle operazioni contro il brigantaggio.
La perdita delle rendite, l’assenza di una guida episcopale stabile in alcuni periodi e l’utilizzo militare contribuirono a determinare una grave crisi dell’istituzione.
Nel 1869, il nuovo vescovo De Luca riuscì finalmente a ottenere la riapertura del Seminario per l’anno scolastico 1869-1870.
La ripresa, tuttavia, fu lenta e tutt’altro che semplice.

La difficile rinascita
Nel 1895 il Capitolo diocesano si rivolse al vescovo Salvatore Nappi, preoccupato per la drammatica diminuzione del numero degli studenti.
Nel Seminario erano rimasti appena sei alunni, il minimo storico.
La situazione sembrava confermare la lunga crisi attraversata dall’istituzione, che aveva dovuto affrontare confische, occupazioni militari e difficoltà economiche.
La vera ripresa arrivò soltanto a partire dal 1915, dopo un ulteriore periodo durante il quale l’edificio era stato occupato dal Ministero della Guerra e utilizzato anche per esigenze legate alla guerra di Libia.
Fu allora che il Seminario iniziò a ritrovare progressivamente la propria funzione originaria.

Monsignor Carmine Cesarano e la rinascita del Seminario
Il momento decisivo arrivò con l’arrivo a Campagna di monsignor Carmine Cesarano, il 30 settembre 1918. Il nuovo vescovo comprese immediatamente l’importanza del Seminario per il futuro della diocesi e si impegnò personalmente per restituire alla struttura piena funzionalità.
L'opera di Cesarano fu instancabile. Per raccogliere le risorse necessarie arrivò persino a organizzare una lotteria pro-Seminario, coinvolgendo la comunità nel progetto di rinascita dell’istituzione. Il suo impegno culminò il 25 ottobre 1922, quando il Seminario venne ufficialmente inaugurato. Da quel momento iniziò uno dei periodi più floridi della sua storia.
Nel 1927, in occasione del centenario della fondazione, il Seminario ospitò anche il Sinodo Diocesano. Nello stesso anno venne raggiunto il massimo storico nel numero dei seminaristi: 80 studenti.
Gli spazi furono sistemati, gli ambienti arredati e impreziositi e la biblioteca ulteriormente valorizzata. Il grande complesso di Santo Spirito sembrava finalmente aver trovato la propria definitiva vocazione.

Monsignor Giuseppe Maria Palatucci e gli anni della guerra
L’ultimo grande vescovo legato alla storia del Seminario fu monsignor Giuseppe Maria Palatucci.
Gli anni della sua presenza a Campagna coincisero con uno dei periodi più drammatici della storia italiana.
La presenza di Mons. Palatucci assume oggi un valore particolare perché ci regala un momento nel quale, il Vescovo, era impegnato non solo a dirigere la comunità religiosa diocesana, ma anche ad elaborare strategie per aiutare e mettere in salvo i perseguitati internati nell’ex convento domenicano di San Bartolomeo.
Il Seminario divenne così, anche in maniera discreta e nascosta, un luogo nel quale la solidarietà e l’impegno in favore dei perseguitati trovarono spazio.
Monsignor Palatucci utilizzò inoltre l’antica legnaia del complesso, oggi identificata con l’Ipogeo dell’ex monastero delle Benedettine di clausura, come luogo nascosto per sottrarre persone e documenti alle ispezioni tedesche.
La storia del Seminario si intrecciava così ancora una volta con quella della città e con le vicende drammatiche della grande storia.

La chiesa del Santo Spirito
La storia della Chiesa del Santo Spirito è strettamente collegata a quella dell’antica Chiesa della Santissima Trinità, un edificio di origini medievali che per secoli rappresentò uno dei principali punti di riferimento del quartiere.
La chiesa della Trinità sarebbe stata edificata già nel 1095, grazie a una donazione dell’allora visconte longobardo di Campagna Sicone. La sua posizione era legata alla particolare conformazione dell’abitato medievale, che fino al XVI secolo si sviluppava attraverso diversi casali ai piedi del Castello Gerione.
La chiesa costituiva il fulcro religioso del nascente quartiere di Casalnuovo, ma la sua storia fu condizionata da un problema che avrebbe caratterizzato per secoli l’intera zona: la presenza di importanti falde acquifere nel sottosuolo.

L’acqua e la fine della vecchia Trinità
Il problema dell’acqua interessò direttamente anche la struttura della chiesa.
Le infiltrazioni provocavano continui danni alle murature e richiedevano costanti interventi di manutenzione e recupero.
La chiesa della Trinità era inoltre legata alla memoria di importanti personaggi locali: proprio qui, secondo la tradizione, ricevette il battesimo Giulio Cesare Capaccio, uno dei più importanti intellettuali campagnesi.
Nel corso del XVIII secolo i diversi vescovi tentarono di salvare l’antico edificio.
Tra questi vi fu ancora una volta monsignor Anzani, che nel 1750 fece eseguire specifici lavori per migliorare il deflusso delle acque e cercare di contenere i danni.
Gli interventi, tuttavia, si rivelarono insufficienti. Dopo aver constatato l’impossibilità di recuperare la struttura, il vescovo ordinò il 16 aprile 1752 la demolizione dell’antico tempio. Con la sua scomparsa si chiudeva un capitolo lungo oltre sei secoli.

La costruzione della nuova chiesa
La costruzione della nuova chiesa iniziò nel 1755, con la posa della prima pietra.
Il progetto originario prevedeva inizialmente di ricostruire il tempio nella stessa area occupata dall’edificio precedente. I problemi legati alle infiltrazioni d’acqua resero però necessario ripensare completamente la posizione.
Nel 1760 i lavori furono sospesi e venne istituita un’apposita commissione per individuare il luogo più adatto alla nuova costruzione.
Dopo aver valutato anche l’area dove un tempo sorgeva l’ospizio della Trinità, si decise infine di collegare la nuova chiesa al monastero delle Benedettine di clausura di Santo Spirito.
Il 6 giugno 1760, il vescovo Ferri, succeduto ad Anzani, consacrò la nuova chiesa, ormai completata anche negli apparati decorativi, dedicandola al Santo Spirito.
Il progetto architettonico era stato concepito dallo stesso monsignor Anzani, mentre l’apparato estetico e decorativo venne affidato al noto artista Giuseppe Astarita.
La nuova chiesa nasceva quindi dall’intreccio tra una necessità concreta — trovare una sede stabile e non soggetta ai problemi strutturali dell’antica Trinità — e il desiderio di creare un edificio capace di rappresentare adeguatamente la nuova funzione religiosa del complesso.

La Chiesa del Santo Spirito oggi
La chiesa presenta una facciata rustica di gusto barocco, impreziosita da stucchi e decorazioni di notevole qualità.
Il prospetto è caratterizzato da elementi verticali e lesene e conduce verso un interno nel quale spiccano diversi altari monumentali.
Di grosse impatto e la differenza tra gli esterni che si mostrano grezzi e impoveriti, altamente contrastanti con i colori, gli stucchi e gli arredi degli interni. Quasi a voler rimarcare la Grazia della vicinanza a Dio entrando nel Sacro Tempio.
Tra le testimonianze religiose più importanti custodite all’interno si trova la reliquia di San Liberato martire, collocata sotto l’altare maggiore.
Di grande rilevanza è inoltre la presenza della Madonna della Cintura, protettrice della confraternita omonima, che ha la propria sede proprio nella chiesa. La devozione mariana e quella confraternale rappresentano ancora oggi una parte essenziale dell’identità spirituale del luogo.

Un edificio, una città
La storia dell’ex Seminario e della Chiesa del Santo Spirito è, in definitiva, la storia di un luogo che ha saputo cambiare funzione senza mai perdere il proprio ruolo centrale nella vita della comunità.
Nato dalle disposizioni della grande riforma religiosa del Cinquecento, alimentato dal lascito di Melchiorre Guerriero, sviluppato grazie alla determinazione di numerosi vescovi e sostenuto economicamente dalle confraternite, il Seminario attraversò secoli di difficoltà, abbandoni e rinascite.
Fu monastero, istituto di formazione, biblioteca, caserma, spazio militare e luogo di protezione durante gli anni drammatici della guerra.
La sua storia è fatta di figure straordinarie — da monsignor Fontana ad Anzani, da Lupoli a Cesarano e Palatucci — ma anche dell’impegno silenzioso di generazioni di cittadini che contribuirono alla sua sopravvivenza.
Accanto al Seminario, la Chiesa del Santo Spirito racconta un’altra grande trasformazione: quella di un antico luogo di culto medievale, la Santissima Trinità, costretto a scomparire a causa delle caratteristiche del territorio e sostituito da un nuovo edificio.
Il risultato è un complesso nel quale storia religiosa, cultura, architettura e memoria civile si incontrano.
Camminando negli ambienti dell’ex Seminario, percorrendo l’atrio e soffermandosi sulla sua celebre scalinata, oppure entrando nella Chiesa del Santo Spirito, non si attraversano semplicemente degli edifici: si attraversano secoli di storia campagnese.
È questo il valore più autentico del complesso: essere ancora oggi una testimonianza concreta della capacità di una comunità di costruire, perdere, recuperare e tramandare il proprio patrimonio.
Le sue mura raccontano una storia che non appartiene soltanto alla Chiesa, ma all’intera città di Campagna.
BIBLIOGRAFIA CONSULTATA.

1. Memorie storiche della Città di Campagna – A.V. Rivelli – anno 1895 – Ed. Forni.
2. Carmine Carlone – Melchiorre Guerriero e la Diocesi di Campagna. App. doc. a cura di F.Mottola – 1984 – Salerno E.S.S.M.
3. A. Balducci – L'archivio diocesano di Salerno, cenni sull'archivio del Capitolo Metropolitano. Vol. I Salerno 1959-60.
4. Anna Giordano – I regesti delle pergamene del Capitolo Di Campagna (1170 – 1772) – anno 2004 – Ed.
5. Emanuele Catone – Le signorie feudali - estratto da “Campagna 500° - Dalla nascita dell'insediamento urbano (sec.XI) alla istituzione della Diocesi (1525)” – Ass. G.Bruno – vol. 1 a cura di R.Luongo anno 2013
6. Valentino Izzo - Raccontare Campagna...Le fabbriche religiose. - VOL. M - anno 2006

Gallery


Trailer dell'ottavo episodio del format "Piacere, Campagna." riguardante la strtutura e la chiesa.


 

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi